Progressive Rock Alberto Granucci

Perché le grandi band Progressive anni ’70 non scrivono più album?

(il brano consigliato per questa lettura è sotto)

Ve lo siete mai chiesti? Io un sacco di volte e adesso proverò a buttar giù qualche idea che possa far luce sull’argomento.

Prima di cominciare vorrei dire che il Progressive è un genere/non genere che fa sempre discutere. C’è sempre una diatriba su cosa sia Prog e cosa non lo sia, ma non è di questo che scriverò. Voglio scrivere delle band Prog Rock degli anni ’70, quelle storiche ed ormai universalmente riconosciute come i Genesis, gli Yes, gli Emerson, Lake & Palmer, i Gentle Giant e i King Crimson. Ma pure di quelle italiane come Area, Banco, PFM, Le Orme, Osanna e chi più ne ha, più ne metta.

Premetto che non ho vissuto quell’epoca. Anzi. Sono nato nel 1985, durante il decennio della rovina del Prog e dove alcune di queste, tipo gli Yes, si sono rovinate un grandissimo nome costruito con fatica. Considero gli anni ’80 come un decennio oscuro, dove è venuto fuori il peggio che l’essere umano potesse offrire e dove l’industria discografica ha infine preso il controllo ed il coltello dalla parte del manico. Se prima degli anni ’80 vendeva quel che piaceva, da questo oscuro decennio: piace ciò che vende. La fine.

Ma tornando allo splendido periodo che va dal 1968 al 1974 (più o meno è stato fatto tutto lì), vorrei affrontare un attimo il discorso culturale. Mi baso su quello che ho letto, ma soprattutto su quello che mi è stato raccontato. Per esempio, uno dei racconti che più mi ha affascinato, è stato quello che quando questa persona me lo stava raccontando, si vedeva dai suoi occhi che lo stava rivivendo. Mi raccontò che agli inizi degli anni ’70 usava moltissimo l’autostop. E già questo, per la mia generazione, è un “cooosaa?” ad occhi sbarrati, dato che a me non è mai capitato di tendere il pollice verso l’alto per strada in cerca di un passaggio da sconosciuti. In uno di questi autostop, l’amico in questione, cercava un passaggio per andare a “La Rotonda”, un posto magnifico sul mare di Livorno, per andare a sentire la PFM che suonava “gratis” a quella che una volta era la “gloriosa” Festa dell’Unità. Mi scuso per tutte queste virgolette ma non vorrei che passasse del tutto inosservata la mia ironia. Insomma, riassumendo: un ragazzo di vent’anni parte di casa per raggiungere in autostop un concerto di un grande gruppo Prog. Già questo mi fa pensare che dire “erano altri tempi” è nient’altro che vero. Quello che ho fatto io, insieme ai miei amici circa 30 anni dopo, è stato di prendere il treno la mattina del concerto della PFM a piazza del Campo, aspettare il concerto in una piazza nel centro città di Siena in pieno agosto, godersi il concerto reunion con Mauro Pagani e poi tornare a piedi alla stazione, aspettare il primo treno del mattino ed infine tornare a casa stanchi morti ma soddisfatti.

Alberto Granucci Siena
Io un po’ modificato che aspetto il concerto in piazza del Campo a Siena il 26 agosto del 2013

Durante l’attesa, conoscemmo dei ragazzi che se non mi sbaglio erano di Prato. Ci scambiammo i CD che entrambi i gruppi avevamo portato per poterli dare alla PFM. Qualche mese dopo, sulla loro pagina Myspace, scoprimmo che ci avevano plagiato un pezzo, un pezzo a cui ho tenuto molto fin da quando l’ho scritto insieme ai miei amici. Questo brano:

Ma insomma, comunque sia: la musica nobilita e mobilita l’uomo!

Mai avrei pensato di arrivare a tanto, anche solo un anno prima. Io che sono sempre stato un topo di casa che non sarebbe mosso nemmeno pregato.

Tutto questo è soltanto un esempio di quello che era e di quello che è stato circa 15 anni fa per me. Ma quindi, se la situazione in qualche modo si è ripetuta, come mai adesso la scena è completamente diversa?

A parer mio, la colpa, è dell’industria discografica. Sì, lo so che è come dare la caccia ai mulini a vento, ma ne sono convinto. Adesso non vende più ciò che piace ma piace ciò che vende. Non smetterò mai di ripeterlo. Questo ovviamente non fa che rendere la situazione musicale un vero disastro.

Non che la buona musica non esista più, anzi! Figuriamoci. Quella ci sarà sempre. O almeno lo spero. Ci sono stati i Tranatlantic ed i Pocupine tree come ci sono i Beardfish ed i Pain of Salvation. Vengono prodotti (per lo più dalla grande Inside Out) e vendono ai veri fan, facendo poi qualche tour per rientrare delle spese. Poi ci sono anche i piccoli gruppi che suonano in cantina. Cambia che, nel piccolo, invece di essere prodotta, registrata e venduta in tutto il mondo, viene registrata a casa con una DAW qualsiasi e poi caricata sullo Youtube, Soundcloud, Bandcamp di turno.

Già avere a disposizione, praticamente gratuitamente, tutta la musica che sia mai stata fatta, grazie a quelle piattaforme che ho appena citato, è una gioia enorme. Ma una gioia dispersiva. E di questo ne parlerò prossimamente.

Il fatto che le grandi band storiche non facciano più album dipende anche dal fatto che, oltre ai problemi commerciali e culturali, alcuni di loro, ahimé, ci hanno lasciato. Poi comunque l’età avanza ed il “demone dentro” che ti fa usare la musica come mezzo per esprimere la tua rivoluzione interiore ed esteriore, beh: si spegne. Non mi sembra neanche così strano, alla fine, negli altri generi musicali, chi ha continuato credo lo abbia fatto solo per questioni di soldi.

Quindi, tornando alla domanda principale dell’articolo, adesso sapete come la penso. Ma ne esce anche un’altra cosa: penso anche che grazie ai concerti ci sia la possibilità di ascoltare musica di qualità, di conoscere gente e di far vivere la musica ed il Prog.